mercoledì 12 dicembre 2012

TEMPO 0


Nelle partite internazionali ad esempio al 6 nazioni, oltre al terzo tempo e oltre al primo e secondo tempo della partita, c’è quello 0 ossia il pre-partita.
Tutto quello che si è detto del terzo tempo è identico nel tempo 0.
Si mangia e si beve insieme, si conosce gente di ogni genere, ci si saluta con allegria si fanno foto, si cercano gadget in ricordo della giornata, ognuno si veste dei propri colori e della propria bandiera (ecco perché si vedono cose che voi uomini non potete neanche immaginare): come dico sempre, io mi travesto da italiano.
Al tempo 0 e al terzo tempo si incontrano persone incredibili:
trovi un gallese che ti ferma e ti fa i complimenti solo perché hai portato un bambino di 2 anni e mezzo allo stadio,
trovi un irlandese che ti regala un cappellino, commemorativo della giornata, solo perché tuo figlio non è riuscito ad averlo, e rinuncia a tenerlo per se benché sia un ricordo di una partita vinta,
trovi persone che quando sentono un bambino italiano cantare il loro inno (in questo caso si parla di un signore irlandese e di sua moglie) si esaltano a tal punto che oltre a presentarlo e a pregarlo di farlo sentire ai loro amici gli regalano 5 € per acquistare un gelato; la scena divertente, in realtà, è stata vedere un bambino di 4 anni nel passeggino ciondolare a destra e sinistra, circondato da un gruppo di omaccioni irlandesi gonfi di birra, che cantano insieme IRELAND CALL.
Trovi persone che non ti hanno mai visto prima eppure sono disposte a condividere con te tutta la gioia di una giornata di sport, prima della partita quando tutti festeggiano senza sapere il risultato e dopo la partita quando i conti sono fatti.

           

   
     

   
        
    

martedì 11 dicembre 2012

TERZO TEMPO


Sono tante le cose che mi conquistano del rugby: il gioco, la battaglia, il contatto, lo stile di vita ecc....
Una di quelle che mi ha colpito di più è il famoso terzo tempo, 2 squadre, 2 compagini avversarie che dopo una feroce battaglia si ritrovano insieme a mangiare, bere e condividere insieme i lividi che ci si è procurati poco prima in campo.
A volte, capita di vedere pure nelle partite internazionali giocatori che, a causa di un fallo di solito grave (ad esempio un placcaggio alto) si accapiglino fra di loro. In quei momenti la prima cosa che si può pensare è che si stia per assistere alla terza guerra mondiale: 2 giganti di 2 metri per 120 kg di muscoli ognuno si “stintignano per il bavero della maglia” e se ne promettono di santa ragione; poi arriva l’arbitro, di solito un uomo normale, alto 1 metro e 70 dal fisico longilineo (in quanto fa pure lui attività fisica), il quale si avvicina, si mette nel mezzo ai 2 energumeni e dal basso verso l’alto, con calma, li guarda ed esclama: “please! … fair play!”; i 2 contendenti si lasciano si danno una pacca sulla spalla e tutto finisce li.
Quando si arriva al terzo tempo, si prende una birra insieme, magari accompagnata da una bella salciccia alla brace e ci si lascia la battaglia alle spalle per dare inizio alla festa (nelle partite internazionali si mangiano cose più raffinate, ma secondo me è meglio un bel terzo tempo ruspante con salciccia alla brace che un party in smoking).
Nel terzo tempo perdenti e vincitori festeggiano la giornata di sport insieme, i perdenti hanno un po’ la luna di traverso (a nessuno piace perdere), ma se si è perso con onore e impegnandosi al massimo delle proprie possibilità senza doversi recriminare nulla, si deve solo dare onore al merito dei vincitori, prendere ciò che di buono abbiamo imparato in quella partita e ….. festeggiare.
Il terzo tempo alle partite dei bambini è il continuo della festa che c’è in prima in campo, c’è allegria, c’è educazione e rispetto, c’è voglia di rigiocare, ci sono i genitori che …. se ti risporchi fai una brutta fine, manca la birra.
Il terzo tempo di una partita internazionale non lo fanno solo i giocatori ma pure i tifosi intorno allo stadio.
È una festa multiculturale e si possono fare incontri di ogni genere sia con altri italiani più o meno pazzoidi che con persone che arrivano da altre nazioni, pure queste più o meno pazzoidi.
Per parlare? O conosci bene l’inglese oppure …… a me la birra aiuta!


domenica 9 dicembre 2012

SECONDA ESPERIENZA

Oggi con la squadra siamo stati al nostro secondo concentramento.

Al primo ero stato accompagnato anche da un'altro allenatore, mentre oggi no, questo è stato il mio primo torneo da solo.

Non nego di aver provato un certo timore ma il mondo del rugby aiuta anche in questo, ti mette a tuo agio, non ti fa preoccupare, ti incoraggia a fare sempre meglio, è una grande famiglia che va d'amore e d'accordo: GRAZIE! a tutti gli altri allenatori che mi hanno sostenuto e aiutato a seguire al meglio i miei ragazzi e affidato i loro.

In campo ho seguito direttamente la squadra under 8 mentre i ragazzi della under 10 erano seguiti dall'allenatore della squadra con cui eravamo in franchigia: EMPOLI RUGBY.

Nonostante il risultato non sia stato dalla nostra parte, ognuno di noi ha dato il suo massimo e quindi siamo usciti dal campo contenti e a testa alta, come al solito io sono orgoglioso al massimo dei miei ragazzi e  sono orgoglioso anche un pochino di me.



 


P.S. 
grazie alla disponibilità dei genitori
grazie pure a Letizia che ha iniziato a fare da accompagnatrice così la parte burocratica la segue lei.

venerdì 7 dicembre 2012

SOSTEGNO


Un detto inglese dice che:
” il calcio è uno sport per gentiluomini ma giocato da delinquenti,
il rugby è uno sport per delinquenti ma giocato da gentiluomini”.
Il rugby è considerato uno sport duro, violento, grezzo, per energumeni senza cervello e spesso sento le persone che non lo conoscono parlare semplicemente di “un’ammucchiata in mezzo al campo”, ma vi assicuro che non è così.
il rugby è sicuramente uno sport di contatto, quindi per logica è uno sport dove si prendono e ricevono botte, ma il tutto fatto il più possibile in maniera ordinata e controllata, volta a non fare male e a non farsi male.
Placcare una persona sembra un atto violento ma quando se ne parla con i ragazzi si trasforma in un “abbraccio” che porta a terra il proprio avversario in maniera da non fargli male.
La sicurezza e il non farsi male sono sempre le prime cose che dico e ridico ogni volta che si entra in campo. Per questo con i bambini tutti i giochi che si fanno (non si fanno esercizi ma giochi) sono volti a cercare di insegnare il giusto movimento da eseguire, da rimettere poi in pratica durante la partitella di fine allenamento e a maggior ragione durante le partite dei tornei a cui partecipiamo.
Il Rugby è molto di più di uno sport grezzo per energumeni, in realtà è uno sport di grande finezza tecnica, tattica e certamente coraggio di spingersi sempre più avanti pur essendo costretti a passare la palla all’indietro.
Tutto questo non si può fare da soli, perché prima o poi qualcuno che ti prende ( e pur “amorevolmente” ti sbatte a terra) lo trovi, quindi il rugby è pure uno sport dove se non capisci che hai bisogno degli altri non puoi far nulla o quanto meno ben poco.
Per questo una delle altre regole non scritte ma fondamentale del rugby è il SOSTEGNO.
Il significato si evince dalla parola stessa, i nostri compagni ci sostengono e sono pronti ad aiutarci quando il nostro avversario ci placca, noi dobbiamo essere pronti a sostenere il nostro compagno quando lo placcano.
Il sostegno può essere fatto in 2 modi:
  • Sulla palla, ossia andare ad aiutare il compagno placcato e recuperare la palla oppure a sostenerlo prima che cada per terra a causa del placcaggio e li provare a spingere e resistere insieme e magari spingendo insieme avanzare conquistando terreno per arrivare alla meta.
  • Sullo spazio, ossia posizionarsi in campo in modo da coprirne la larghezza per poter ricevere la palla da un nostro compagno che davanti a se trova un ostacolo (l’avversario) che non lo fa avanzare.
Il sostegno sembrerebbe a questo punto un gesto che le squadre fanno solo in attacco, in realtà non è così perché in difesa il sostegno sulla palla vuol dire andare ad aiutare un compagno a placcare un giocatore particolarmente forte per rubargli la palla, oppure contrastare l’avanzamento di un gruppo di avversari che si sono uniti sostenendosi l’uno con l’altro in un grappolo di uomini che spinge all'unisono (tecnicamente questa cosa si chiama MAUL). Il sostegno sullo spazio invece sta nel posizionarsi sul campo per coprire gli spazi di un possibile avanzamento di un giocatore avversario che riceve un passaggio.
Il sostegno è un gesto che necessita di una grande visione di gioco e chiarezza mentale, in un lasso di tempo minimo dobbiamo decidere se correre verso la palla o posizionarci sullo spazio.
A questo punto resta chiara una cosa: senza SOSTEGNO nel rugby non si riesce a fare nulla ed è proprio il sacrificio e l’abnegazione dei nostri compagni che ci sostengono che ci fa arrivare in meta.
"La palla in meta la schiaccia solo un uomo ma la maggior parte del merito di solito è di chi lo ha sempre sostenuto: LA SQUADRA".
Spesso pure nella vita di tutti i giorni è così.

mercoledì 5 dicembre 2012

LA PRIMA USCITA

Dopo un mese e mezzo di allenamenti è stato deciso di provare a portare i miei ragazzi al loro primo torneo.
Era la loro prima uscita ufficiale.
Lo era per loro come giocatori, ma pure per me come allenatore, ed era pure la prima volta per babbi e soprattutto mamme un po' preoccupate che altri piccoli "energumeni" distruggessero i loro piccini.
Insomma era la prima volta per tutti e forse quelli che se la sono cavata meglio sono stati proprio i giocatori.

La sede di gioco era a Prato nel complesso sportivo di una delle squadre del campionato di ECCELLENZA(massimo campionato di rugby italiano) i Cavalieri di Prato, e il torneo era uno dei più prestigiosi in Italia, il torneo Compiani.

Appena arrivati i ragazzi erano tutti eccitati e mi saltavano intorno aspettando dal loro allenatore rassicurazioni e forse spiegazioni sul da fare, visto che di fronte a noi c'era una babele di bambini provenienti da tutta Italia, io ho fatto finta di mantenere la calma ma ero nel panico completo, non sapevo cosa esattamente dovevo fare e per di più avevo capito che i bambini essendo divisi in tre squadre diverse under 10, under 8 e under 6 avrebbero giocato su tre campi diversi e distanti fra loro circa 5-600 metri.

Per fortuna la parte burocratica la stava seguendo un altro allenatore che mi aveva accompagnato, per me sarebbe stato il colpo di grazia.

Questi tornei si svolgono facendo fare ai ragazzi mini partite da 2 tempi di circa 5-6 minuti l'uno così da arrivare poi a stabilire 4 semifinalisti e poi la finale quindi ogni squadra avrebbe giocato almeno 4 partite.

Alle 10 il fischio di inizio, che emozione la prima partita, i miei bambini giocavano franchigia con un altra squadre ma indossavamo comunque i colori della nostra, io ero a bordo campo e cercavo di dargli le ultime dritte gli ultimi consigli, il tempo è volato .... abbiamo vinto, si abbiamo vinto.

Chiaramente non volevo lasciare nessuno da solo, volevo essere presente per ognuno dei miei ragazzi e quindi ho iniziato a correre fra un campo e l'altro per cercare di seguire tutte le partite, ero una trottola impazzita e un po' nevrotica ma alla fine ce l'ho fatta a seguire tutti.

Alla fine tutto è andato bene, qualche partita è stata vinta e altre sono state perse ma quello che conta è che i ragazzi in campo hanno dato il loro meglio, hanno messo a frutto tutto quello che fino a quel giorno gli avevo insegnato, hanno condiviso fra loro, con me e con altri 600 bambini una magnifica giornata di sport, una giornata ricca di veri valori sportivi, il terzo tempo e tutto quello che gira di bello intorno al nostro sport.





Inoltre ci siamo meritati un articolo su un quotidiano a tiratura nazionale: LA NAZIONE

martedì 4 dicembre 2012

ALLENAMENTO BAGNATO


La settimana scorsa ha decisamente piovuto tanto e finalmente dopo tante promesse il grande fango è arrivato.
Le mamme non erano pronte e mi sa nemmeno le lavatrici ma io e i miei ragazzi si!!!
Venerdì scorso pioveva non troppo forte ma pioveva e i giorni precedenti aveva piovuto tanto, il campo era praticamente un acquitrino fangoso e noi siamo andati “incontro al nostro destino”.
7 giovani eroi hanno per la prima volta assaggiato il freddo, il gelo e il profumo del fango.
A loro vanno TUTTI GLI ONORI perché finché le loro forze glielo hanno permesso sono avanzati, hanno placcato, hanno fatto meta in tuffo come solo i grandi giocatori sanno fare.
Il loro viso era schizzato di fango, le loro manine rosse e intirizzite, i vestiti marroni e pieni di melma, ma nulla li ha fermati, nessun timore anzi grande gioia e grande FORZA DI VOLONTÀ, perché signori:
per correre sul fango ce ne vuole tanta di forza di volontà,
lui ti mura e ti porta giù per terra,
i vestiti diventano pesi,
le gambe infreddolite non sentono più gli stimoli ad andare avanti,
la palla diventa scivolosa e difficile da prendere,
i tacchetti non fanno presa nel terreno e si diventa instabili,
ma niente di tutto ciò, niente di tutto ciò ha fermato i miei piccoli guerrieri, 
solo la fine dell’allenamento li ha fermati.
BRAVI RAGAZZI, LODE E ONORE!!!
GRAZIE.

domenica 2 dicembre 2012

ALLENATORE? IO?!?!

Come ho già detto sono diventato allenatore dei pulcini di una piccola squadra di un paese vicino alla mia città, il MONTECARLO RUGBY.

Alla fine di settembre ho fatto il corso per educatore al I° momento della FIR (Federazione Italiana Rugby) e ufficialmente sono entrato attivamente nel mondo del Rugby.

Fino a quel momento avevo solo provato a giocare in una squadra a Roma momento in cui avevo capito che non era aria perché ormai le ginocchia non tenevano più, avevo perso le speranze di far parte attivamente di questo mondo meraviglioso e mi ero rassegnato a seguire in televisione e ogni tanto dal vivo le partite della nazionale, poi ....

A giugno di quest'anno ho trovato una squadra (appunto il MONTECARLO RUGBY) che cercava bambini per mettere su una squadra di mini-rugby, mio figlio che sicuramente ho influenzato ha deciso di provare a giocare e... gli è piaciuto, e ha deciso di continuare, quindi ho pensato che oltre alle partite della nazionale avrei potuto vedere le partite dei piccoli tornei che avrebbe fatto mio figlio, quindi in piccola parte il mio inserimento nel mondo del rugby avrebbe avuto un incremento, poi il fulmine a ciel sereno:

la presidente della squadra mi guarda e mi dice: " Fabio, avrei bisogno di qualcuno che segue i bambini, te la sentiresti?" Io la guardo e rispondo che mi sarebbe piaciuto molto ma come era possibile, io da poco seguivo il rugby, non avevo praticamente mai giocato, non avevo mai allenato, insomma non sarei stato all'altezza del ruolo; lei ha insistito e mi ha detto che avrei potuto frequentare un semplice corso e grazie a quello avrei potuto essere ufficialmente un allenatore ( per l'esattezza Educatore al I° Momento).

Accettai, con un po' di timore per l'ignoto ma accettai e così da settembre alleno un gruppo di 7 bambini fra i quali mio figlio.

La prima difficoltà da superare in campo è stata quella del doppio ruolo babbo e allenatore, ma siamo stati bravi (si, pure mio figlio ha dovuto superare con me questa doppia figura figlio e giocatore), la seconda è stata superare l'emozione e l'imbarazzo delle prime sedute di allenamento di fronte ai genitori e con l'incertezza se i bambini mi avessero ascoltato oppure no.

Ma  poi ce l'ho fatta, tutto è andato per il verso giusto e i bambini si sono affezionati sempre di più al loro allenatore che giorno per giorno impara ad allenare mentre loro imparano a giocare, tutti ce la caviamo bene e ora siamo proprio una squadra molto affiatata.

Abbiamo partecipato ad un primo torneo e la loro emozione era la mia emozione (mi sa che la mia era di più....PARECCHIO DI PIU'), hanno indossato la loro prima maglia da giocatori e io la mia prima da allenatore ho cercato di stare vicino a tutti loro, li ho incitati, mi hanno ascoltato, ho visto la gioia nei loro occhi per questo loro primo successo e loro hanno visto la mia.